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Luglio: Lazio, Lago di Vico
Alla fine anche l’ultima persona arrivata sabato sera ha trovato un letto pronto per accoglierla (e in buona compagnia!). Fiorenzo e Rosa, i proprietari dell’agriturismo “La Valle di Vico” sono stati lieti di accoglierci nella loro splendida azienda e di coccolarci con i dolcetti fatti in casa e le mandorle tostate. Qualcuno ha preferito la tenda nel campeggio a ridosso del lago, insieme ai boy-scout e al loro capo dai modi autoritari (ordini secchi già di prima mattina, per la gioia degli amanti del genere). Mentre ovunque la temperatura saliva ben oltre i 35 gradi, sulle rive del Lago di Vico l’aria era gradevolmente fresca, e la serata di sabato, trascorsa davanti a un barbecue all’aperto, conversando piacevolmente fino a tardi, ha richiesto di indossare la felpa. La sera prima, invece, molti si erano disinvoltamente liberati di ogni indumento alle sorgenti termali del Bagnaccio, a dispetto dei cartelli di divieto, e le torce accese nella notte senza luna hanno evidenziato “il segno del costume” su corpi altrove abbronzati. Il costume di Massimo, al contrario, ha resistito strenuamente agli assalti di Paolo e Luigino, e si è così evitato lo scandalo sulla spiaggia del lago, dove alcuni sono andati sabato pomeriggio a ritemprarsi al termine del giro in moto abbastanza impegnativo compiuto durante il giorno. Giro che ha attraversato zone sensibilmente diverse tra loro: la riserva naturale del Lago di Vico, con l’ombrosa vegetazione dei suoi boschi, il lago di Bracciano, dalle coste assolate e lussureggianti tipicamente mediterranee, e i monti della Tolfa, caratterizzati da altimetrie fortemente variabili, boschetti, radure e zone improvvisamente brulle, dove una lunga strada sinuosa attira a frotte i ruspanti smanettoni del posto. Chi ha una certa età - come il sottoscritto - ricorderà che da queste parti furono girati molti spaghetti-western degli anni ’60. Il pranzo, servito sotto un fresco tendone nel cortile di una trattoria a Blera, è servito anche per allietare gli altri commensali, alla fine coinvolti dalla nostra presenza. Maria, unica donna del raduno (con due tette da romagnola verace!) divideva la sua attenzione tra le abbondanti paste-asciutte fatte in casa e la loro autrice, Sandra, proprietaria avvenente e gentile del ristoro. Domenica, partiti i triestini Stefano e Giancarlo - quelli venuti da più lontano - e Piergiorgio – “Si nota di più se non vengo affatto o se vengo e vado via prima?” - piccolo incidente non motociclistico, risolto per il meglio, occorso a Vanni, che ha così avuto modo di prendere visione degli ospedali della zona. Poi, breve giro tra Caprarola, dove siamo sfilati davanti all’incredibile Palazzo Farnese, e Calcata, dove abbiamo preso il tè nel localino di un’antica gloria velata del cinema di trent’anni fa. Infine, pranzo di commiato nei pressi di Civita Castellana. Annuncio di prossimi incontri e altri appuntamenti, parole affettuose di apprezzamento per l’organizzazione da parte di Massimo (e commossa gratitudine da parte mia). Saluti cari a tutti: è stato faticoso, ma mi è piaciuto. Al prossimo MotoGayo.

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